Nel 2001 ho incontrato l'alchimia e ne sono rimasta stregata. Studiavo le scienze sacre degli antichi, per passione. Geometria sacra, Platone, Pitagora, le tradizioni elleniche, egizie...Il demoninatore comune era il linguaggio simbolico.
E, in questo contesto, era impossibile non incontrare l'alchimia, con il suo linguaggio denso di metafore, simboli, analogia. Ed è lì che ho incontrato l'astrologia per la prima volta. La scienza sacra alchemica è intgrisa di astrologia, sono inscindibili. Ho quindi iniziato, incuriosita, a studiarne simboli e emssaggi, esono preciptata in un abisso di conoscenza filosfica.
Per una come me, crescita fra passione politica e battaglie per il femmile, Simone de Beauvoir e Virginia Woolf, è stata una vera sfida.
Di giorno, letteratira, editoria, insegnamento in aula.
Di notte, fra tazze di caffé insinni e i miei gatti accanto, studiavo le scienze antiche, e me ne innamoravo. Le trovavo ancora più moderne, a volte, di noi "moderni".
All'epoca frequentavo un'associazione culturale romana, facevo parte del suo comitato editoriale. L'editore notà il mio quadreno traboccante di ap0unti e mi chiese di farne un libro. La stesura è durata più di un anno, perchè l'astrologia, la vera astrologia, è un sistema filosofico, matematico e geometrico molto complesso, denso di miti e leggende senza i quali è impossibile comprenderne l'insegnamento. Per questo Jung se ne innamorò, e la inserì fra i suoi studi sugli archetipi come mezzo di conoscenza dell'uomo e del mondo in cui si muove.
"L'astrologia è un'antica signora tratta oggi come una prostituta", scriveva André Breton. E aveva ragione. nel mio saggio ho cercato di ridarle la dignità che le spetta.
Nel 2015 ho ripreso i diritti d'autore dall'editore e ho ripubblicato il libro su Amazon, in versione kindle.
Puoi trovarlo qui:
Descrizione del libro
Nella ruota dello Zodiaco la danza degli dèi traccia il percorso dell'anima nel mondo della forma. Una grande saga celeste che illumina i processi del divenire e l'essenza immutabile da cui sono continuamente generati e riassorbiti. Entrare nei significati più profondi dell'astrologia significa percepire le grandi Leggi universali che raccontano la cifra nascosta del nostro Cielo interiore.
Un modo diverso di entrare nel simbolismo astrologico. Francesca Pacini conduce il lettore attraverso la danza degli dei e riflette sulla traccia nell’anima degli uomini. E’ una grande saga celeste che illumina tutti i processi del divenire, dell’apparire e scomparire delle forme. Sotto questo profilo l’”astrologia” presentata in questo testo, lungi dall’essere un manuale per facili oroscopi, presenta i simboli ed i miti arcani che, attraverso i millenni, condizionano il percorso dell’uomo, le sue scelte e la possibilità di conoscenza del Cosmo in cui vive. Sono notevoli i paralleli con letteratura, psicologia e metafisica che rendono l’opera di quasi quattrocento pagine, simpaticamente agile, moderna ma nello stesso tempo aderente ai valori tradizionali che la ispirano.
Il testo si compone di una lusinghiera prefazione curata da Anna Maria Partini e poi di una serie di capitoli storici sulla formazione dei principali sistemi di studio delle carte celesti.
L’autrice inizia quindi ad entrare nel mondo dei simboli partendo dai quattro elementi filosofici e svolgendo lo studio dei ternari e quaternari zodiacali e approfondendo i significati sia dei “sigilli ormai consueti nella definizione di pianeti e segni, come dei rapporti geometrici fra gli stessi..
Inizia poi un’analisi mitologica e “psicologica” accurata delle varie zone celesti e dei pianeti che approfondisce la natura archetipale dei medesimi e trova riscontri oggettivi nelle modalità di ricerca interiore e negli aspetti psicosomatici dei singoli individui. Viene infine condotto uno studio assai approfondito sui significati delle “case” cercando di andare all’origine, ai “perché” misterici che hanno tanto influenzato la interpretazione del cosiddetto “cielo natale”.
È il modo più tradizionale e corretto per avvicinarsi alla scena degli astri e per recuperare l’amore per quella volta stellata di cui abbiamo ormai perduto la contemplazione e la vicinanza.





