“I miei libri devono nascere vecchi, fatti per durare”
Giulio Einaudi

L’editoria è sempre stata il sogno di molti e il privilegio di pochi. Un po’ come per il giornalismo. Perché fin da bambini abbiamo amato i libri, li abbiamo gustati. Ne abbiamo sentito l’odore, e perfino il sapore. La lettura è infatti un’esperienza che coinvolge più sensi. Per noi è sempre stata un chiodo fisso, le abbiamo anche una rubrica nella nostra rivista La stanza di Virginia
Perché non esiste nessun bravo scrittore se prima non c’è un bravo lettore.
Nabokov scriveva che il buon lettore deve provare una sorta di “brivido alla colonna dorsale”. Ed è davvero così. La lettura è un’esperienza profonda, capace di trasformare, in meglio, il nostro cervello. La scienza ha dimostrato che tramite i neuroni specchio siamo in grado di sperimentare ciò che leggiamo, e soprattutto che l’esperienza della lettura attiva le connessioni neuronali, aiutandoci a evolvere. A patto che leggiamo bene, e leggiamo davveroSi attivano infatti tutti i sensi: immaginiamo i protagonisti, le scene, percepiamo i suoni… siamo i registi, gli attori e gli sceneggiatori (ecco perché la versione cinematografica di un libro ci delude sempre, esisteva già nella nostra mente). Purtroppo la lettura di cui parliamo, anzi scriviamo, è sempre più sofferta in una società che tende a diventare superficiale, incapace di gestire la massa di informazioni che la bombarda e che addirittura decide il tempo di lettura (ci riferiamo alle indicazioni sul tempo di lettura previsto per gli articoli sul web). E, di conseguenza, anche la scrittura ne risente.Mai come oggi si scrive tanto, ogni giorno. Scriviamo tutti. Ma cosa scriviamo?
E soprattutto come? La velocità e la superficialità non vanno d’accordo con la qualità.
E l’editoria ne risente. Ma l’editoria riguarda solo i libri? No, l’editoria riguarda anche le riviste, i giornali. Le pubblicazioni, insomma. E tuttavia, in ogni sua declinazione, il problema della qualità, oggi, rimane lo stesso. Per questo motivo è importantissimo partire proprio dalla didattica della lettura per recuperare la profondità di questa esperienza, oggi minacciata dall’abuso di social, smarphone, video…Ci stiamo abituando a sorvolare sui testi e consumare in fretta le immagini. E il risultato è un impoverimento intellettuale, e civile.
Il libro di carta deve convivere con il kindle, il suo cugino digitale, e le opportunità dei nuovi mondi della tecnologia. Ma non può, e non deve, essere sostituito. Lo stesso vale per le riviste. Siamo i primi a fare editoria digitale, perché dal 2006 facciamo riviste online. Ma non per questo abbiamo rinunciato ai libri e alla carta stampata. Bisogna trovare integrazioni. Questo è l’unico modo per difendere l’editoria. L’editoria di qualità.
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