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Il giorno in cui sono diventata Virginia Woolf

virginia

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

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Road book - letture di strada

road book

Leggere insieme: la comunità delle parole condivise scende in piazza e fa il giro di Roma.

 

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I quaderni del MDS

La mia Istanbul

la-mia-istanbul

Viaggio di una donna occidentale attraverso la Porta d'Oriente

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Francesca Pacini a RAI1

Il blog

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Editoriali

Riflessioni sugli universi letterari e sociali.

 

Genesi semiseria di un (serio) furto d'identità

virginia

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

Quel giorno, la frase, la fatidica frase che mi ha trasformato in Virginia,  è stata postata senza immaginare le sue  conseguenze nel mare magnum della  Rete.

La frase era la seguente:

"Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici. Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio. Quando urliamo, in realtà abbiamo paura. In realtà, la realtà non e' quasi mai come appare. Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze" si trovano la vera realtà e la vera forza"

 

Era un periodo in cui, proprio scrollando le pagine dei social, riflettevo sulle maschere e sulla loro esibizione, moltiplicata, oggi, a dismisura grazie alle nuove tecnologie.

Poco tempo fa, casualmente, mi imbatto in una pagina facebook dove trovo la mia frase attribuita, erroneamente, a Virginia Woolf.

Eccola:

 https://www.facebook.com/notes/eresia/quando-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/312555908829106

1091 condivisioni. 905 mi piace. data: 11 giugno 2012.

Dopo un primo momento di stupore, sospesa tra la risata e l’incazzatura per la bufala, decido di digitare su google la frase intera, e scopro pagine su pagine che riportano la frase. Lei ormai, non più mia, appartiene al mio alterego Virginia.

Beh, insomma, essere scambiata per Virginia Woolf è un onore, dato che è sempre stata una delle mie scrittrici preferite. Anzi, forse “la” scrittrice preferita.  Però diffondere come sua una frase che non lo è sposta la bilancia dalla lusinga alla preoccupazione.Specialmente quando mi imbatto in una nuova pagina facebook:

https://www.facebook.com/notes/verdazzurro/quando-siamo-troppo-allegri-in-realtà-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/388698061179960

 

 25 giugno 2012. 1193 mi piace. 1.415 condivisioni.

E allora capisco. Quelle 1.495 condivisioni hanno generato nuove condivisioni, che ne hanno generate di nuove….Insomma, una matrioska pericolosa dal cui ventre non smettono di uscire fuori  le sue – illegittime – figlie.

All’inizio provo a replicare all’interno dei commenti, ma non vengo presa molto sul serio.

Io sono Nessuno Triste. Ma fottutamente vero...

27 giugno 2012 alle ore 21.49 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xpf1/t1.0-1/c0.5.32.32/p32x32/10494816_10203439525045518_7698562341672492105_n.jpg

Francy Lizzio da quale suo libro è tratta questa frase?

29 giugno 2012 alle ore 12.15 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/p32x32/10547661_10204194959455878_7741540090330346707_n.jpg

Francesca Pacini è mia non è di viriginia woolf....non scherzo...

4 luglio 2012 alle ore 14.32 · Mi piace · 3

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/c16.0.32.32/p32x32/10505603_497268213739358_3603951726299498602_n.jpg

Martina Bani la teoria degli opposti

 

Impossibile bloccare la bufala che galleggia in rete, spinta dalle onde dell’ignoranza. Una navigazione in mare aperto, senza bussola e ormeggi, ormai.

E mi arrendo.

Oggi, digitando la frase in rete, si approda nei siti più disparati.

Io e Virginia, in segreto, ce la ridiamo. Ma a volte ci arrabbiamo pure, perché siamo finite in luoghi davvero…surreali.

Come qui, in un sito dedicato agli anziani:

http://www.anziani.it/index.php?name=PNphpBB2&file=viewtopic&p=66168

Sagesse oblige.

Poi ci impolveriamo un po’ in un baule di inchiostro e polvere:

http://bauledinchiostro.blogspot.it/2013/04/bisbigli-dal-baule-3.htmll

Finiamo anche, ovviamente, a spasso fra i libri:

http://lultimathule.forumfree.it/?t=65788684&st=30

(fra le “gemme” della letteratura, che onore).

A volte la pubblicazione della citazione genera una involontaria ironia, come nel caso  di Femminile irregolare, la cui presentazione recita: “Sto in bilico tra una serena follia e un agitato equilibrio”. Opterei per una terza via, quella della… beata superficialità.

http://femminileirregolare.blogspot.it/2012_11_01_archive.html

Insomma, la faccenda ha pure dei risvolti comici.

Prosegue la lettura di pagine e pagine di siti di aforismi, blog personali,ecc.

Ma la cosa diventa allarmante quando mi scopro nel sito dell’IstitutoVittorini, in provincia di Catania. Istituto per l’istruzione primaria e secondaria!

http://istitutovittorini.wordpress.com/category/aforismi-e-pensieri/

E riecco la frase nel loro sito ufficiale. Qui addirittura diventoVirginia Wolf!

http://www.icsvittorini.gov.it/wordpress/page/9?action=visatto&id=10

Ma non si chiamava Christa, laWolf? Povera Christa, la mia Virginia, trattata così....

Non dovrebbe sorprendere, il livello di d-istruzione primaria e secondaria che affligge già chi dovrebbe educare giovani menti in erba…

Ecco, che cosa succede nell’era della condivisione globale. Succede che si arriva facilmente, molto facilmente, alla superficialità globale.

Per non farsi mancare nulla, aggiungono, nella pagina:

“Controllate il menù nella barra di destra alla categoria AFORISMI per restare costantemente aggiornati. Le citazioni sono prese da testi, ricordi personali e un po’ in giro per il web.
Non ne abbiamo la proprietà letteraria, ma ci piace pensare che piano piano riusciremo a diventare padroni del significato profondo che le parole vogliono comunicare”.

Sì, piano piano. Molto piano.

 

Non manca, riguardo alla frase,  il flagello  del famoso “lei che ne pensa?” che affligge i canali della televisione approdando anche nei social, ovviamente, approdo ideale perché ognuno, finalmente libero, dica la sua, da “espertone”  in materia, qualunque materia.

Ecco il sito http://leopinioni.com/quando-siamo-troppo-allegri

Commentate, signori, commentate…

 

Poi eccoci pubblicate, io e Virginia, anche sul periodico della Federazione Italiana Teatro Amatori di Pordenone. Perbacco.

http://www.fitapordenone.it/inscena/2013_03.pdf

Bellissima, e involontariamente comica, la comparsa nella pagina personale di “Scricciolodipanda”

http://scricciolodipanda.tumblr.com/post/35061388697/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamomo-troppo-allegri-in-realta-siamo

Che schiaffa la frase in alto, con tanto di elegante, inappuntabile font calligrafico, nella sezione: L’angolo delle parole mai dette.

Beh, un’intuizione davvero profetica. Se la dovesse notare, Roberto Giacobbo la chiamerebbe sicuramente domandandole come ha fatto a “sapere”, a quali fonti magiche, tra passato e futuro, ha attinto questo informatissimo panda in miniatura.

In rete, poi, molti scippano le frasi di altri senza neanche citare la fonte, per quanto sbagliata.

Un caso fra i tanti trovati: http://eilnaufragardolceinquestomare.blogspot.it/2012_09_01_archive.html

Qui invece diventa addirittura la citazione di apertura di un sito:

http://biancaneveccp.tumblr.com/post/26688482286/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamo

La parola agli scrittori, con tanto di foto e titoletto qui:

http://rossellamartielli.blogspot.it/2012/07/la-parola-agli-scrittori-virginia-wolf.html

Ardaje, con la Wolf. Woolf, Woolf. Decidete. Virginia Woolf o Christa Wolf.  Fate voi, ma fate bene.

Ed ecco che, dopo pagine seriose di citazioni, compare un nuovo momento umoristico: la frase finisce in un sito dal titolo Inquietanti sinergie (appunto!). Sottotitolo: Un blog che parla di fenomeni paranormali. Esatto. Sono d’accordo. Completamente d’accordo.

A nessuno è venuto in mente di domandarsi in che libro si trovava la frase.

Neppure a chi ha dedicato un intero spazio su facebook alle citazioni di Virginia Woolf

https://mbasic.facebook.com/lemigliorifrasidivirginiawoolf?v=timeline&timecutoff=1392952559&page=12&sectionLoadingID=m_timeline_loading_div_1420099199_1388563200_8_12&timeend=1420099199&timestart=1388563200&tm=AQAbGcuqTEq5yAFy&_rdr

Toh, guarda un po’, accanto ad ognuna, il titolo del libro da cui proviene. Tranne la mia, ovviamente. Alla faccia del vecchio, sano, utilissimo controllo delle fonti.

Insomma, la mia ricerca in Rete ha avuto momenti esilaranti e altri drammatici. Drammatici perché ancora una volta ho avuto conferma di quanta poca attenzione si faccia. E di come un errore diventi “virale” in poco tempo, senza che nessuno, per un attimo, si  domandi se la citazione è corretta.

D’accordo, la prossima volta proverò con un altro dei miei beniamini. Magari Borges. O Pasolini. Tanto, se la frase  piace, chi se ne accorge?

 

Francesca Pacini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esegesi semiseria di un (serio) furto d'identità

virginia woolf

 

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

Quel giorno, la frase, la fatidica frase che mi ha trasformato in Virginia,  è stata postata senza immaginare le sue  conseguenze nel mare magnum della  Rete.

Potete trovarla qui: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=195096843924020&id=14685198541517372 

72 commenti, 28 condivisioni. Succede, in questa pagina.

La frase era la seguente:

"Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici. Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio. Quando urliamo, in realtà abbiamo paura. In realtà, la realtà non e' quasi mai come appare. Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze" si trovano la vera realtà e la vera forza"

 

Era un periodo in cui, proprio scrollando le pagine dei social, riflettevo sulle maschere e sulla loro esibizione, moltiplicata, oggi, a dismisura grazie alle nuove tecnologie.

Poco tempo fa, casualmente, mi imbatto in una pagina facebook dove trovo la mia frase attribuita, erroneamente, a Virginia Woolf.

Eccola:

 https://www.facebook.com/notes/eresia/quando-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/312555908829106

1091 condivisioni. 905 mi piace. data: 11 giugno 2012.

Dopo un primo momento di stupore, sospesa tra la risata e l’incazzatura per la bufala, decido di digitare su google la frase intera, e scopro pagine su pagine che riportano la frase. Lei ormai, non più mia, appartiene al mio alterego Virginia.

Beh, insomma, essere scambiata per Virginia Woolf è un onore, dato che è sempre stata una delle mie scrittrici preferite. Anzi, forse “la” scrittrice preferita.  Però diffondere come sua una frase che non lo è sposta la bilancia dalla lusinga alla preoccupazione.Specialmente quando mi imbatto in una nuova pagina facebook:

https://o-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/388698061179960

 25 giugno 2012. 1193 mi piace. 1.415 condivisioni.

E allora capisco. Quelle 1.495 condivisioni hanno generato nuove condivisioni, che ne hanno generate di nuove….Insomma, una matrioska pericolosa dal cui ventre non smettono di uscire fuori  le sue – illegittime – figlie.

All’inizio provo a replicare all’interno dei commenti, ma non vengo presa molto sul serio.

Io sono Nessuno Triste. Ma fottutamente vero...

27 giugno 2012 alle ore 21.49 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xpf1/t1.0-1/c0.5.32.32/p32x32/10494816_10203439525045518_7698562341672492105_n.jpg

Francy Lizzio da quale suo libro è tratta questa frase?

29 giugno 2012 alle ore 12.15 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/p32x32/10547661_10204194959455878_7741540090330346707_n.jpg

4 luglio 2012 alle ore 14.32 · Mi piace · 3

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/c16.0.32.32/p32x32/10505603_497268213739358_3603951726299498602_n.jpg

Martina Bani la teoria degli opposti

 

Impossibile bloccare la bufala che galleggia in rete, spinta dalle onde dell’ignoranza. Una navigazione in mare aperto, senza bussola e ormeggi, ormai.

E mi arrendo.

Oggi, digitando la frase in rete, si approda nei siti più disparati.

Io e Virginia, in segreto, ce la ridiamo. Ma a volte ci arrabbiamo pure, perché siamo finite in luoghi davvero…surreali.

Come qui, in un sito dedicato agli anziani:

http://www.anziani.it/index.php?name=PNphpBB2&file=viewtopic&p=66168

Sagesse oblige.

Poi ci impolveriamo un po’ in un baule di inchiostro e polvere:

http://bauledinchiostro.blogspot.it/2013/04/bisbigli-dal-baule-3.htmll

Finiamo anche, ovviamente, a spasso fra i libri:

http://lultimathule.forumfree.it/?t=65788684&st=30

(fra le “gemme” della letteratura, che onore).

A volte la pubblicazione della citazione genera una involontaria ironia, come nel caso  di Femminile irregolare, la cui presentazione recita: “Sto in bilico tra una serena follia e un agitato equilibrio”. Opterei per una terza via, quella della… beata superficialità.

http://femminileirregolare.blogspot.it/2012_11_01_archive.html

Insomma, la faccenda ha pure dei risvolti comici.

Prosegue la lettura di pagine e pagine di siti di aforismi, blog personali,ecc.

Ma la cosa diventa allarmante quando mi scopro nel sito dell’IstitutoVittorini, in provincia di Catania. Istituto per l’istruzione primaria e secondaria!

http://istitutovittorini.wordpress.com/category/aforismi-e-pensieri/

E riecco la frase nel loro sito ufficiale. Qui addirittura diventoVirginia Wolf!

http://www.icsvittorini.gov.it/wordpress/page/9?action=visatto&id=10

Ma non si chiamava Christa, laWolf? Povera Christa, la mia Virginia, trattata così....

Non dovrebbe sorprendere, il livello di d-istruzione primaria e secondaria che affligge già chi dovrebbe educare giovani menti in erba…

Ecco, che cosa succede nell’era della condivisione globale. Succede che si arriva facilmente, molto facilmente, alla superficialità globale.

Per non farsi mancare nulla, aggiungono, nella pagina:

“Controllate il menù nella barra di destra alla categoria AFORISMI per restare costantemente aggiornati. Le citazioni sono prese da testi, ricordi personali e un po’ in giro per il web.
Non ne abbiamo la proprietà letteraria, ma ci piace pensare che piano piano riusciremo a diventare padroni del significato profondo che le parole vogliono comunicare”.

Sì, piano piano. Molto piano.

 

Non manca, riguardo alla frase,  il flagello  del famoso “lei che ne pensa?” che affligge i canali della televisione approdando anche nei social, ovviamente, approdo ideale perché ognuno, finalmente libero, dica la sua, da “espertone”  in materia, qualunque materia.

Ecco il sito http://leopinioni.com/quando-siamo-troppo-allegri

Commentate, signori, commentate…

 

Poi eccoci pubblicate, io e Virginia, anche sul periodico della Federazione Italiana Teatro Amatori di Pordenone. Perbacco.

http://www.fitapordenone.it/inscena/2013_03.pdf

Bellissima, e involontariamente comica, la comparsa nella pagina personale di “Scricciolodipanda”

http://scricciolodipanda.tumblr.com/post/35061388697/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamomo-troppo-allegri-in-realta-siamo

Che schiaffa la frase in alto, con tanto di elegante, inappuntabile font calligrafico, nella sezione: L’angolo delle parole mai dette.

Beh, un’intuizione davvero profetica. Se la dovesse notare, Roberto Giacobbo la chiamerebbe sicuramente domandandole come ha fatto a “sapere”, a quali fonti magiche, tra passato e futuro, ha attinto questo informatissimo panda in miniatura.

In rete, poi, molti scippano le frasi di altri senza neanche citare la fonte, per quanto sbagliata.

Un caso fra i tanti trovati: http://eilnaufragardolceinquestomare.blogspot.it/2012_09_01_archive.html

Qui invece diventa addirittura la citazione di apertura di un sito:

http://biancaneveccp.tumblr.com/post/26688482286/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamo

La parola agli scrittori, con tanto di foto e titoletto qui:

http://rossellamartielli.blogspot.it/2012/07/la-parola-agli-scrittori-virginia-wolf.html

Ardaje, con la Wolf. Woolf, Woolf. Decidete. Virginia Woolf o Christa Wolf.  Fate voi, ma fate bene.

Ed ecco che, dopo pagine seriose di citazioni, compare un nuovo momento umoristico: la frase finisce in un sito dal titolo Inquietanti sinergie (appunto!). Sottotitolo: Un blog che parla di fenomeni paranormali. Esatto. Sono d’accordo. Completamente d’accordo.

A nessuno è venuto in mente di domandarsi in che libro si trovava la frase.

Neppure a chi ha dedicato un intero spazio su facebook alle citazioni di Virginia Woolf

https://mbasic.facebook.com/lemigliorifrasidivirginiawoolf?v=timeline&timecutoff=1392952559&page=12&sectionLoadingID=m_timeline_loading_div_1420099199_1388563200_8_12&timeend=1420099199&timestart=1388563200&tm=AQAbGcuqTEq5yAFy&_rdr

Toh, guarda un po', accanto ad ognuna, il titolo del libro da cui proviene. Tranne la mia, ovviamente. Alla faccia del vecchio, sano, utilissimo controllo delle fonti.

Insomma, la mia ricerca in Rete ha avuto momenti esilaranti e altri drammatici. Drammatici perché ancora una volta ho avuto conferma di quanta poca attenzione si faccia. E di come un errore diventi “virale” in poco tempo, senza che nessuno, per un attimo, si  domandi se la citazione è corretta.

D’accordo, la prossima volta proverò con un altro dei miei beniamini. Magari Borges. O Pasolini. Tanto, se la frase  piace, chi se ne accorge?

corsi redattori

L’Italia sta vivendo un momento di crisi enorme. Crisi politica, sociale, economica. Come in tutti i momenti di crisi, aumentano le difficoltà e occorre reinventarsi, trovare soluzioni, modellare strade nuove.

Anche la formazione dovrebbe cambiare. Spesso, purtroppo, rimane però ancorata a vecchi schemi e modelli, ormai superati, che riguardano una visione rigida e “tradizionalista” di un mestiere che in realtà cambia con il cambiare di una realtà certamente più fragile ma anche soggetta a mutamenti che diventano sfide, opportunità.

Il redattore cambia, insomma.

Così come cambiano i mestieri collegati a questa figura. La carta, e la casa editrice, non sono più le uniche risorse, le destinazioni alle quali deve rivolgersi chi vuole fare di una passione un mestiere.

Internet e le nuove tecnologie offrono spazi differenti, con i quali la carta deve misurarsi.

E poi ci sono le aziende, le associazioni, le istituzioni che hanno bisogno di figure competenti che lavorano con la parola, intorno alla parola e dentro la parola.

Il redattore che sa scrivere, che sa costruire contenuti oltre che “sistemarli”, correggerli, editarli,  prepararli per la pubblicazione, diventa una vera risorsa, specialmente al tempo dei social, in cui si scrive tantissimo e si comunica al resto del mondo attraverso Facebook o i cinguettii di Twitter elogio, questi ultimi, di una sintesi a volte necessaria.

Scrivere bene, e scrivere cose non banali, è un vero e proprio impegno professionale  che va a integrare le competenze “classiche” dandoci l’opportunità di lavorare di più, e meglio.

Non tutti sono disposti a tentare la via della scrittura come integrazione.

E invece è una via che offre una moltitudine di possibilità.

Alcuni allievi hanno imparato a lavorare come copy per aziende e altre realtà professionali.

Io stessa lo faccio. Perché mi piace, perché mi diverto. Perché se passassi il tempo solo a editare e correggere bozze ne soffrirei.

Certo, sono giornalista, e dunque ho dimestichezza con la scrittura. Ma da subito la vita di redazione  di una casa editrice, poi di un’agenzia letteraria, ha affiancato e integrato il mestiere del giornalismo, il mio modo di viverlo.

Sono proprio le tecniche del giornalismo a venirci incontro, insieme, ovviamente, a un’assidua, appassionata frequentazione con la lettura.

Per questo, quando insegno, trasferisco agli allievi anche gli strumenti che riguardano il giornalismo. Velocità, agilità, ritmo, capacità di sintesi e di approfondimento.

Sono elementi importantissimi che il redattore deve acquisire, e trasferire, se riesce, anche nella scrittura.

Perché più cose sappiamo fare, più diventeremo preziosi in contesti che spesso non possono permettersi più figure professionali.

La nostra “copertura” (che, intendiamoci, non deve diventare una “manovalanza” che non ci spetta, come accade purtroppo nel mondo degli stage, diventati un vero e proprio business… per chi li offre) ci permette di fare la differenza.

Il consiglio quindi è quello di imparare, sperimentare, cercando di acquisire gli strumenti necessari anche per la scrittura. La nostra, non quella degli altri sui cui comunque lavoreremo, intervenendo.

Giorni fa una ex allieva mi ha scritto entusiasta, raccontandomi di aver potuto mettere in atto questi consigli nell’azienda in cui lavora attraverso un resoconto scritto (e scritto molto bene) che riguardava i punti di forza e di debolezza del posto in cui lavora. Ci ha messo competenza e creatività. E ha mostrato di saper pensare e scrivere.

Il suo “reportage” è così finito ai “piani alti”, segnalato dal manager che aveva chiesto ai dipendenti queste osservazioni.

A breve, mi farà sapere se la cosa ha generato altri frutti.

Ma rimane il fatto che questa esperienza ha rinforzato la sua convinzione sulle opportunità che nascono dal saper usare le parole in un certo modo, titoli compresi.

Ecco, è quello che intendo io. Gli anglosassoni dicono “think out the box”.

Mi piace immaginare questa scatola chiusa che si apre per far fuggire un immaginario cervello pensante che se ne va altrove, in spazi inediti, aperti, senza confini, e lì trova piccolo tesori che non aveva neanche potuto immaginare.

Think out the box. Questo deve fare chi vuole fare il redattore oggi.

Il box, la scatola, è il mondo tradizionale, imprevedibile, affollato e inflazionato.

Dobbiamo uscire fuori e avventurarci in nuovi confini. Andare a cercare i contesti in cui sarà necessaria la nostra competenza.

E questa competenza passa anche attraverso la nostra scrittura.

Torneremo presto su questo argomento.

 

I mestieri delle parole
Sfide e opportunità per redattori, giornalisti e scrittori professionali, dalla carta al web

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Chi è grande non sconfiggerà più chi è piccolo, ma chi è veloce batterà quelli che sono lenti.
(Rupert Murdoch)

Il terzo millennio ha velocizzato i mutamenti. Le cose stanno cambiando in fretta, oggi, nel mondo della scrittura e della comunicazione.
Chi vuole fare il redattore, chi aspira a scrivere o lavorare sui testi, deve tenere conto delle mutazioni dovute alle crisi di mercato che hanno modificato drasticamente il lavoro in questo settore, sottoposto a scossoni e rivoluzioni. Infatti i mondi tradizionali stanno cambiando. Stanno facendo i conti con l’espansione di Internet e con la precarietà di modelli che parevano destinati a persistere e che invece si stanno rivelando fragili, anzi fragilissimi.

Partiamo dall’editoria libraria.
In un paese in cui il 50% della popolazione non legge più di un libro all’anno, in cui le grandi concentrazioni editoriali stanno risucchiando i più piccoli, in cui ogni anno nascono e muoiono almeno duecento case editrici, i mestieri dell’editoria stanno affrontando enormi difficoltà. Se fino a pochi anni fa il sogno di fare il redattore in casa editrice lasciava aperti nuovi spazi, oggi questo settore è intasato. Troppe richieste a fronte di una domanda la cui tendenza mostra una contrazione. Gli editori tendono a non assumere più nessuno a favore di un outsourcing in ascesa.

L’esternalizzazione è una delle realtà più importanti di questo millennio. Ma non sempre i service sono a loro volta strutturati per assumere figure professionali. Spesso preferiscono svolgere il lavoro internamente, fra soci o collaboratori stretti. Rappresentano essi stessi l’esterno. E cercano di contenere ulteriori passaggi. E poi c'è l'ebook, l'editoria elettronica. L'Ipad e gli smart phone hanno cambiato le abitudini di lettura, portandole verso una forte commistione di immagini e testi (sempre più brevi,purtroppo): si tratta di una lettura "visiva" che chiede nuovi progetti, nuove idee, nuovi sviluppi. In questo, ci sono grandi opportunità mentre, spesso, si vedono soltanto le minacce. Le abitudini di lettura sono cambiate ma aprono anche nuove frontiere.
 

Che succede dunque al redattore tradizionale che vuole lavorare in una casa editrice?
Deve diventare un collaboratore free-lance, con tutti i rischi che questo comporta. I lavori editoriali non sono retribuiti moltissimo, occorre quindi correre dalla mattina alla sera per portare a casa più lavori possibile. Oppure rischiare, e mettersi in proprio. Cercare le nuove realtà, i service editoriali, le redazioni web.

 

Veniamo ora alle redazioni dei giornali. Se possibile, la faccenda si complica ulteriormente. I dati sono allarmanti. Basta pensare che già nell'ottobre del lontano 2006, il Daily telegraph, storico quotidiano britannico, aveva annunciato il taglio di 133 posti di lavoro, 54 dei quali in redazione.

Insomma, la situazione – in Italia come all’estero – è disastrosa. Finiti i tempi scintillanti del giornalismo tradizionale, adesso bisogna correre ai ripari. “Il glorioso passato dei giornali non tornerà più. Perché le aziende editoriali stanno affrontando una delle più gravi crisi della loro centenaria storia” (Vittorio Sabadin, L’ultima copia del New York Times). Mentre l’editoria libraria e quella periodica stringono patti di alleanza che trasformano le edicole in librerie (ma, più in generale, l’edicola diventa un bazar in cui nei giornali si trova di tutto, dal foulard all’accendino), chi sognava di fare il redattore all’interno di un
quotidiano o di un settimanale deve affrontare queste emergenze, che inevitabilmente strozzano la possibilità di nuovi ingressi professionali. I giornalisti lottano per i loro contratti in un braccio di ferro continuo con gli editori.

Che fare, dunque?
In questi scenari la figura del redattore nel terzo millennio appare fragile, vulnerabile, senza grandi possibilità di successo. E tuttavia, tuttavia se si ha il coraggio di guardare il presente invece di attaccarsi in modo ossessivo ai concetti tradizionali, per il redattore un futuro è invece possibile.
 

Innanzitutto esaminiamo la figura del redattore. Chi è un redattore? Che fa?
Il Garzanti della lingua italiana dà questa definizione: “Chi redige un atto, una relazione. Chi lavora stabilmente nella redazione di un giornale”.
I sinonimi, infatti, sono “giornalista”, “curatore”, “estensore”.
La redazione di un testo ne indica la stesura, la scrittura, la composizione, la cura.

Dunque il redattore è colui che opera sui contenuti.
Concetto importantissimo.

Si parte da una conoscenza profonda della lingua italiana, ovviamente. Senza una forte, quasi accanita dimestichezza con le parole non c’è speranza per questo mestiere. Chi vuole lavorare sui e con i testi deve innanzitutto diventare capace di gestire i due
fronti: quello della propria scrittura e quello della revisione delle scritture altrui. Fino a qualche anno fa si poteva ancora scegliere; soprattutto nell’area delle case editrici il redattore (che facesse editing o correzione di bozze poco importa) era tenuto all’efficacia nella cura dei testi senza che fosse necessariamente in grado di scrivere contenuti partoriti dalla sua penna (ad eccezione, ovviamente, della riscrittura di alcune porzioni di testo durante la fase di editing) mentre il giornalismo si specializzava nella firma di articoli.
Oggi, invece, per diventare realmente competitivi bisogna essere in grado di fare entrambe le cose.

Chi lavora sui testi altrui ma sa anche scrivere possiede qualcosa in più. Possiede le chiavi del suo futuro professionale.
Meglio ancora se è capace di usare più registri, spaziando da una scrittura sintetica a una scrittura più “letteraria”, sofisticata.
Se, in più, sa essere trasversale, polivalente, eclettico, allora con queste chiavi riesce ad aprire la porta del suo futuro (professionale, si intende).
Maturare questo percorso significa rispondere alle esigenze di un mercato che uscirà dalla crisi solo reinventando e integrando i settori.
Complice il web.

Il giornalismo online, la frontiera del futuro
Un esempio per tutti: per alcuni anni le redazioni dei giornali hanno vissuto in modo “snob” le microredazioni dell’area web a loro collegate. Spesso queste ultime erano isolate anche fisicamente, situate in altri luoghi, in stanzette dove i “redattori del web” procedevano in parallelo ai “redattori veri” che riservavano loro atteggiamenti di sufficienza.

Bene, negli ultimi anni le cose sono cambiate. Il web ha battuto  i giornali grazie alla sua capacità di essere ovunque e immediatamente, grazie agli aggiornamenti costanti e all’interazione con i lettori (la cui assenza e distanza rappresenta uno dei drammi dei quotidiani). E così le redazioni e i giornalisti hanno dovuto rivedere i loro atteggiamenti nei confronti di “quelli del web”.

Ogni giornale ha imparato a curare la versione online trovando il modo di integrare i contenuti con quelli tradizionali. Il direttore del Guardian ha addirittura preso una decisione epocale, quella di non attendere più - quando un articolo è pronto a giornale
chiuso - l’edizione del giorno dopo, pubblicandolo immediatamente sul sito, forte di tredici milioni di visitatori al mese, dunque anticipando e a volte addirittura saltando la fase cartacea. Il 2006 è stato l’anno del grande rilancio di internet dopo la delusione dei primi grandi entusiasmi. L’attenzione dei giornali che già in tutto il mondo hanno compreso l’importanza della versione online correndo ai ripari laddove questa era carente – è focalizzata  proprio su una migrazione e un’ottimizzazione ancora più efficace.

Se prima le due redazioni, dicevamo, erano separate, oggi gli editori più lungimiranti le uniscono. Lo fanno il New York Times  e altri ancora.
Cosa significa questo? Significa saper operare in entrambe le redazioni. Immaginiamo la resistenza di molti giornalisti tradizionali, che all’improvviso si trovano a fare i conti con un web che hanno sempre visto con occhio obliquo e che sicuramente richiede tempi e stili diversi. Ecco perché la flessibilità e la polivalenza diventano essenziali.

Scrivere per la carta e scrivere per il web sono due operazioni differenti.

La prima richiede un linguaggio anche elaborato, approfondito, che può godere di numerose principali e subordinate. La seconda operazione necessita di sintesi, di frasi brevi, ariose, scorrevoli. Il ritmo diventa essenziale, così come la spaziatura, il ricorso alla divisione in paragrafi e la titolazione (il tempo di lettura di un articolo sul web si riduce drasticamente rispetto a quello riservato a un’edizione cartacea). Chi riesce a scrivere nei due contesti ha un vantaggio immenso destinato a diventare sempre più importante, e a lasciare indietro i redattori tradizionali. La capacità di essere trasversali e polivalenti è una carta che va giocata, oggi, perché diventa determinante.

Le redazioni, che vivono perennemente in crisi per far quadrare i bilanci – sono ben felici di avere collaboratori in grado di coprire più ruoli perché questo comporta un abbattimento dei costi.
In più il lavoro redazionale sul web nei prossimi anni avrà un aumento incisivo. Gli  gli investimenti pubblicitari su internet hanno goduto di un incremento superiore al 50%, arrivando a essere più allettanti - per le aziende – della carta stampata e della televisione.
Un trend in crescita che comporta occasioni di lavoro e nuove aperture.
 

Insomma, il futuro è nel web.
O meglio, nell’integrazione fra web e carta stampata.

Il redattore che vuole emergere deve essere ancora più veloce di quanto è sempre stato tradizionalmente.
Sì, perché se la velocità è il requisito fondamentale del redattore, oggi questa velocità diventa strategica se applicata alle nuove tecnologie.
Possiamo scommetterci.
Abbandonando, con un po’ di coraggio, gli attaccamenti nostalgici all’idea del passato che ci piaceva, quello legato esclusivamente al giornale cartaceo o alla casa editrice, oggi è possibile fare nuova linfa vitale ai mestieri del redattore.
Non si tratta di una scelta marcata da situazioni come carta stampata o web ma da carta stampata e web. Non solo. Le applicazioni del lavoro redazionale sono molteplici.
Non a caso le aziende richiedono consulenti in grado di rivedere i loro testi. Siti, portali, comunicazioni interne ed esterne hanno bisogno di essere scritte, editate, curate. Alcuni giornalisti professionisti lavorano oggi in portali multimediali.
Alcuni di loro collaborano con varie testate scrivendo articoli e magari fanno consulenze come web editor, business writer o copywriter per alcune strutture. Altri redattori curano testi di varia natura che comprendono brochure, depliant, house organ.
Il mondo sta cambiando, le applicazioni professionali che sfruttano più terreni appartenenti alla stessa area risultano quelle vincenti.
I lavori del redattore e dello scrittore professionale, ieri come oggi, hanno comunque sempre a che fare con gli stessi strumenti. Ma sono mestieri che vanno integrati con i cambiamenti che, lo ripetiamo, rapprsentano anche nuove opportunità.

Leggere.
Leggere e capire un testo, innanzitutto. Se non si è buoni lettori non si sarà mai buoni scrittori. E neanche buoni redattori. Tutto parte dalla lettura, partenza e ritorno di ogni lavoro editoriale.
Un allenamento costante che non può essere trascurato mai. È carburante e motore. Più libri diversi leggiamo, più quotidiani compriamo, meglio saremo in grado di svolgere questo mestiere. La lettura eclettica è quella che produce risultati eccellenti, che rende capaci di oscillare su diversi stili trasformando la padronanza della lingua, della narrazione, del ritmo.
In questo modo non ci si limita solo a uno stile ma si cercano scritture diverse fra loro, parole in grado di arricchirci facendo di noi dei lettori migliori. Anche chi fa il redattore da anni deve leggere continuamente.

Nabokov ha scritto pagine bellissime sul buon lettore.
Racconta del “brivido alla colonna spinale” che attraversa il lettore quando è alle prese con il libro. Ma diventare lettori professionisti richiede anche pazienza, disciplina. “Noi tutti abbiamo temperamenti differenti e io posso dirvi che il migliore che possa avere, o sviluppare, un lettore è una combinazione tra il temperamento artistico e quello scientifico. L’artista entusiasta rischia di essere troppo soggettivo nel proprio atteggiamento di fronte a un libro; allo stesso modo, la freddezza scientifica del giudizio attenua il calore dell’intuizione. Se però un aspirante lettore è del tutto privo di passione e di pazienza – della passione e della pazienza di uno scienziato – è difficile che possa godere della grande letteratura”.
Insomma, rimbocchiamoci le maniche.

Scrivere
La scrittura sarà sempre necessaria. Saper scrivere bene è un’arte che richiede tuttavia anche una disciplina robusta, costante. Solo l’esercizio, il lavoro di lima e cesello, garantiscono un risultato efficace.
Imparare a usare diversi registri agevola la professione. Ci sono stili più letterari, adatti magari agli articoli, e stili più semplici, immediati, che procedono per sottrazione. Ogni situazione richiede un esercizio stilistico particolare.
Su tutte, però, il talento della narrazione produce i suoi frutti. Saper raccontare – in diversi contesti e con stili differenti – è un dono prezioso. Che può essere utilizzato sul web come sulla carta stampata.
Ci sono alcuni autori fondamentali, che rappresentano bussole nell’oceano delle nostre navigazioni. Per l’uso sapiente e misurato della parola il consiglio è di leggere:
Taccuino di cinque anni, Gabriel Garcia Màrquez, Oscar Mondadori
Saggi, Italo Calvino, Meridiani
Opera omnia, Borges, Meridiani
Intransigenze, Nabokov, Adelphi
Lezioni di letteratura, Nabokov, Garzanti
Il principio dell’iceberg, intervista a Hemingway, Il Melangolo

Si tratta di stili accomunati da un’aggettivazione limitata, da avverbi spesso accostati alle parole secondo combinazioni alchemiche inusuali e sorprendenti (come accade spesso con Borges).
E poi ogni libro, ogni giornale faranno il loro lavoro, in silenzio, generando da quelle parole altre parole, le nostre.

Curare il testo: dalla correzione di bozze all’editing – carta e web
La cura di un testo è un po’ come avere a che fare con un bambino. Bisogna stare attenti ai raffreddori, dare le giuste vitamine, equilibrare gli apporti calorici e quelli proteici, cantare la ninna nanna per un sonno sereno. Notare subito se ci sono problemi di salute, e correre
ai ripari. Prevenire, insomma. E curare, laddove questo non sia più possibile. Ci sono diversi livelli di intervento. Alcuni più massicci, altri più lievi.
Per la correzione di bozze e l’editing rimandiamo a quanto già scritto sui Quaderni del Mestiere di scrivere (sono sulla homepage del sito).

Il web editing usa gli stessi strumenti, applicati però su internet e non sulla carta stampata.
Anche il web ha bisogno di bravi correttori, che sappiano intervenire nei testi a caccia di refusi, ripetizioni, dettagli involuti da eliminare.
Dal sistema html ci si sta spostando a sistemi  più semplici da usare: i testi su web vengono corretti lavorando, in pratica, su un testo in formato word.
L’importante è conoscere bene le peculiarità della scrittura professionale sul web, come la necessità di usare frasi brevi e semplici, titolazioni frequenti, parole in neretto. E  gli spazi, per far respirare il testo.

Sono sempre di più i siti che hanno bisogno di una rivisitazione competente, effettuata da persone in grado di eliminare i difetti e rendere la comunicazione più efficace, competitiva.

L’approccio giornalistico
Il “senso della notizia”, l’utilizzo delle cinque w (who, what, when, where, why), la curiosità costante e indefessa sono gli strumenti da non abbandonare mai. Preziosi, irrinunciabili, sono il corredo stesso del buon giornalista e del buon redattore. Ogni volta che si scrive è importante domandarsi i “perché” delle cose, cercare il messaggio sotteso. Questa attitudine giornalistica, che annusa in giro in cerca di spiegazioni, deve guidare sempre il buon redattore. Che come un cane da caccia, fiuta gli indizi e poi li colleziona, trovando le ragioni delle radici che sottendono quanto sta
affrontando.

Un giornalismo in crescita: dal citizen journalism alla redazione online fino alla scrittura professionale passando attraverso i social.
Se il giornalismo tradizionale è sofferente, è anche vero che le nuove forme stanno prendendo forza. I blog dei giornalisti, il citizen journalism, la redazione di una freepress, twitter e facebook  offrono oggi nuovi sbocchi professionali.
Alcuni siti  in America competono con le firme più brillanti del giornalismo. Sempre più giornalisti, inoltre, decidono di aprire un loro spazio sul web.

Il cittadino che diventa giornalista partecipando alla vita della collettività è entrato a piena forza in questo nuovo millennio, tanto che alcuni formulano già il passaggio  al media tagliato su misura, costruito per il singolo cittadino: non più generalizzazioni ma informazioni mirate, specifiche, a seconda della necessità. Il cittadino diventa parte integrante nella circolazione e realizzazione delle notizie.
I service giornalistici invece, sempre seguendo l’onda dell’esternalizzazione, realizzano allegati o intere riviste per conto dei gruppi editoriali. Una realtà in crescita costante.

le  agenzie di stampa resistono. Malgrado siano meno note al largo pubblico, sono un elemento essenziale del giornalismo, un punto di riferimento irrinunciabile nella confezione e nella diffusione di una notizia.
Nate alla fine dell’Ottocento, oggi radunano sia le grandi agenzie, come la Reuter, l’Ansa, l’Associated Press, sia le agenzie più piccole che operano anche a livello locale oppure quelle specializzate in determinati settori di informazioni.
Chi vuol fare il giornalista spesso pensa solo ai giornali tradizionali dimenticandosi di questo settore.
L’agenzia stampa è quella che fornisce le informazioni a tutti i media, che poi le lavorano e le diffondono.
La notizia viene trasmessa in tempo reale: in pochi secondi fa il giro del mondo. La velocità dei redattori e della gestione dell’informazione sono i suoi punti di forza.
Le tecniche del giornalismo sono utilissime anche per il business writer, il copywriter, lo scrittore professionale che usa rigore e creatività per dar vita a testi aziendali di ogni realtà possibile e immaginabile.

I mestieri delle parole hanno tutti in comune la confidenza con un linguaggio che nella scrittura in prima persona trova la sua più efficace espressione.

Questa panoramica non può essere certo esaustiva. Può però aiutare a risolvere alcuni dubbi e incertezze nell’approccio a questi mestieri.

Mestieri che, lo ripetiamo, devono rinnovarsi perché è lo steso mercato che sta cambiando rapidamente. Velocità, formazione continua, flessibilità e capacità di operare su più fronti saranno il DNA del redattore, del giornalista e dello scrittore professionale del domani.

E questo domani è già qui.